Quando il caldo toglie il sonno
Il neurologo dice: no ai farmaci
Il caldo toglie il sonno. Le temperature roventi di questo periodo, soprattutto nelle ore notturne, stanno mettendo a dura prova il riposo di un italiano su tre. Risultato, milioni di italiani condannati al tormento di rigirarsi per ore tra le lenzuola prima di riuscire ad addormentarsi. In questi casi, per quanto sia sgradevole passare le notti a contare le pecore, è meglio evitare di assumere farmaci.
Lo dice Gioacchino Mennuni, responsabile dell'Unità di medicina del sonno all'università Cattolica di Roma, che spiega: "Almeno tre italiani su 10 hanno visto peggiorare la qualità del proprio riposo per colpa dell'ondata di caldo che si è abbattuta sulla penisola italiana". Il caldo, aggiunge l’esperto, complica la fase in cui si vogliono chiudere gli occhi e fa riposare male.”Del resto è normale che d’estate si soffra un po' il caldo. Quindi meglio avere pazienza - consiglia lo specialista - piuttosto che ricorre ai farmaci per dormire, che andrebbero usati solo in casi estremi. Se la situazione diventa insostenibile, allora è meglio rivolgersi al medico, per evitare che si innesti quella che gli americani definiscono “insonnia psico-fisiologica”, cioè una difficoltà ad addormentarsi che non dipende dalle condizioni fisiche che ostacolano il sonno, quanto dal condizionamento psicologico che scatta in camera da letto. "In pratica - semplifica l'esperto - si attua un autocondizionamento per cui si è convinti di non riuscire più a dormire anche se, in realtà, le cause che impediscono di prendere sonno non ci sono più. E allora è solo lo specialista a decidere se sarà il caso di intervenire con dei farmaci ad hoc".
La difficoltà ad addormentarsi tipiche dei giorni di grande caldo sono da attribuire, secondo Mennuni, al fatto che il fisico ha maggiori difficoltà a innestare i meccanismi chimici che servono a prepararci al riposo. Quando l'organismo umano si prepara al sonno perde circa un grado della propria temperatura corporea, attuando una specie di “piccolo letargo” che serve a mettere in moto alcune reazioni tra cui il rilascio della melatonina. Quando fa molto caldo il meccanismo fa più fatica ad entrare in azione. “Ecco perché – suggerisce l’esperto - bisognerebbe evitare di mettersi a letto in una stanza che assomiglia a una fornace". La regola numero uno, allora, raffreddare l'ambiente con il ventilatore a pala o con il condizionatore. A patto di non tenerlo acceso tutta la notte “perché in quel caso potrebbe sortire l'effetto contrario, rendendo troppo fredda l'aria e peggiorando la qualità del riposo".
Anche se si dorme di meno, non è detto che il minor riposo significhi necessariamente sentirsi più stanchi. “La ragione - precisa l'esperto - risiede nel fatto che a determinare il riposo siano soprattutto le prime tre ore di sonno, le più importanti. Ecco perché bisognerebbe fare in modo di preservare almeno la qualità della fase iniziale della notte. In alcuni casi - infatti - il caldo o la zanzara di turno ci fanno svegliare anche per pochi e impercettibili secondi. E anche le micro-pause contribuiscono a peggiorare il riposo".
Che fare allora per sopravvivere a queste notti “di fuoco”? Mennuni consiglia poche e semplici regole, a cominciare dall'alimentazione. "Mangiare poco la sera e bere meno. L'alcol, infatti, può dare la sensazione di facilitare il sonno, ma in realtà modifica il riposo a metà della notte, peggiorandolo. Bere invece molta acqua ed evitare, da una certa ora in poi, caffè e bevande alla caffeina”. Tra gli altri accorgimenti, meglio evitare l'attività fisica già dal tardo pomeriggio, mantenere gli ambienti il più freschi possibile e mettersi a letto con l'intenzione di “staccare la spina” dalla giornata. Si a libri o televisione ma solo se sono dedicati a temi “leggeri”: in questo caso non suggeriscono spunti di riflessione, ma possono servire come “narcotico”.
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